IL MARRUCCHINO

Megaupload, Megavideo e Megaporn chiusi dal FBI

Megaupload, Megavideo e Megaporn sono stati chiusi definitivamente dal FBI su ordine del Dipartimento di Giustizia statunitense. Mentre la community online ieri tentava di elaborare il luttoAnonymous ha prontamente reagito attaccando i siti dello US Department of Justice, Universal Music, RIAA (Recording Industry Association of America) e MPAA (Motion Picture Association of America).

Le accuse nei confronti dei gestori di Megaupload, la piattaforma di file hosting più nota del Web, sono gravissime. Si parla di un’incredibile e monumentale violazione delle norme sul copyright. Com’è risaputo la piattaforma online principale e quelle periferiche hanno consentito a lungo lacondivisione di film, musica, libri e ogni genere di file pirata

Megaupload

La differenza sostanziale rispetto al mondo P2P è che ogni contenuto veniva archiviato in anonimato sui server della società. Pagando un abbonamento da pochi dollari al mese si poteva procedere poi con il downloading al massimo della velocità consentito dal proprio servizio ADSL. Senza contare il sistema di bonus che premiava gli utenti che riscuotevano maggiore successo nell’attività di sharing. Non a caso le ricerche dei file avvenivano tramite specifici motori di ricerca, blog o forum. 

Si stima che tutta questa attività abbia generato non meno di 175 milioni di dollari di ricavi, grazie a pubblicità e abbonamenti, e circa 500 milioni di dollari di danni per i detentori di copyright.

Alla sbarra sono finiti 7 individui e 2 società (Megaupload Limited e Vestor Limited). La pena massima che si rischia è piuttosto alta: 20 anni di prigione per cospirazione a scopo di racket, 5 anni di prigione per cospirazione a scopo di violazione di copyright, 20 anni di prigione per cospirazione a scopo riciclaggio di denaro sporco e infine 5 anni di prigione per la sostanziale violazione criminale del copyright. Per un totale di 60 anni carcere.

Kim Dotcom con un’amica

Fra gli imputanti ovviamente chi trema di più è il gran capo: Kim Dotcom (aka Kim Schmitz e Kim TimJim Vestor), un trentasettenne residente a Hong Kong e in Nuova Zelanda. Completano il team: Finn Batato, chief marketing officer tedesco, Julius Bencko, grafico slovacco, Sven Echternach, responsabile sviluppo tedesco, Mathias Ortmann, CTO tedesco, Andrus Nomm, sviluppatore software estone, e Bram van der Kolk, responsabile network olandese.

Kim Dotcom con un amico

Al momento sono stati arrestati a Auckland solo Dotcom, Batato, Ortmann e van der Kolk, mentre Bencko, Echternach e Nomm sono ancora alla macchia. La confisca dei beni si aggira già sui 50 milioni di dollari.

L’intera operazione ha coinvolto le forze dell’Ordine e la Giustizia di Stati Uniti, Nuova Zelanda, Hong Kong, Olanda, Regno Unito, Germania, Canada, Australia e Filippine.

 

fonte: tomshow.it

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Questa voce è stata pubblicata il 20/01/2012 alle 10:30 AM. È archiviata in cinema, cronaca, economia, esteri, voci con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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