IL MARRUCCHINO

SCONTRI 15 OTTOBRE: Il racconto e le considerazioni di chi c’era

Il riepilogo di quel che accadde al G8 a Genova nel 2001 si è avuto, prosaicamente, a distanza di dieci anni nella capitale italiana.

Un 15 ottobre che non ha nulla da invidiare alla storia, quella già scritta, quella abbondantemente speculata, quella, tremenda, da conservare nella memoria. Così, sabato si è concluso quello che avrebbe dovuto essere un corteo pacifista, quella che avrebbe dovuto essere l’espressione, portata in piazza, dell’indignazione. Eppure si è conclusa in malo modo la sfilata degli Indignados italiani, che, evidentemente ridotti a ingloriosi seguaci dei vicini europei(spagnoli,greci e portoghesi), sono stati accusati di aver messo a ferro e fuoco le strade di Roma.

foto Antonio Capasso

Eppure erano lì, oltre 500.000 manifestanti, decisi a contestare uno stato di cose, ormai, divenuto ingombrante, a tentare di far valere le proprie istanze, e a riprendersi quanto le manie tiranniche di un chiunque inficiano ogni giorno. Erano lì insieme a oltre 200 tra facinorosi, “black block” e infiltrati; erano lì a respingere le frange terroriste dei movimenti che hanno distrutto Roma, provocando danni dell’ammontare complessivo di un milione e mezzo di euro(secondo le stime del sindaco Alemanno). E chi li ha visti? Chi se ne ricorda tra tanti vestiti di nero e magari sventolanti bandiere fasciste? Chi li ha riconosciuti tra poliziotti panciuti camuffati da No global? In ogni caso, il silenzio non viene capito ma , a quanto pare, e ancor di più, le parole dei “comunisti”. D’altra parte, il grande corteo non ha toccato via Cavour, al momento degli scontri, né piazza San Giovanni, devastata, oltre che materialmente, anche simbolicamente come centro di confluenza di un blocco unitario, di un fronte comune, quello della protesta, beninteso non violenta.

Tante congetture intorno ad un’evidenza, quasi una certezza assoluta: la massima impreparazione organizzativa.

Nessuno ha lamentato l’inefficienza del servizio d’ordine, non una parola sulla incapacità delle forze dell’ordine di gestire la situazione. Un sistema praticamente fallimentare, se si consideri che il plotone era schierato “a muraglia” intorno ai manifestanti, bloccando qualunque via d’uscita del percorso, se si consideri che le prime azioni dimostrative in via Cavour, direzione Fori Imperiali, dei famigerati “black block”( o almeno così dicono i media) sarebbero state facilmente fermate se il primo gruppo dei militari avesse agito tempestivamente ( o avesse agito, secondo i “dovuti” ordini dei vertici), se, insomma, gli strumenti di sicurezza adottati non fossero stati indirizzati a destabilizzare il corteo, se non avessero risposto ad un disegno, tutto governativo, di “tappare le bocche” e preordinarne le strutture serventi.

foto ANTONIO CAPASSO

Erano tutti presenti, con bandiere e senza: partiti, associazioni, movimenti, operai, studenti, docenti, padri, figli, nonni e perfino disabili. Ma questo,naturalmente, è bastato a distogliere gli sguardi e a concentrarli sullo scatafascio, sul disastro, voluto e alimentato dalla sinistra, sovversiva, violenta e antisistema. Che importa che lo Stato “ si metta a dire della rabbia del fiume in piena e non della violenza degli argini che lo costringono”, che importa quale sia la causa reale del fenomeno guerriglia urbana, che importa che centinaia di persone manifestino il proprio dissenso nei confronti di un’esistenza indegna, quella a cui sono costretti quotidianamente.

foto ANTONIO CAPASSO

 

Anzi, questo importa, e importa fintanto che i limiti del consentito non vengano varcati. Importa quanto può importare al potere, a chi regge lo scettro , ” mettere la museruola e portare il cane a spasso” secondo i propri interessi ,secondo le proprie ambizioni .

Eppure, l’indignazione cresce, cresce e si espande a macchia d’olio. “Non ci fermeranno, affermano gli indignados,non permetteremo che le degenerazioni possano essere strumentalizzate per bloccare la protesta; insomma, che piaccia o no, non potranno minacciare il nostro diritto di manifestare, in quanto principio costituzionalmente garantito”.
ROSITA SILVESTE  per “Il marrucchino
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Questa voce è stata pubblicata il 17/10/2011 alle 10:08 AM. È archiviata in blog, cronaca, politica con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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