IL MARRUCCHINO

RAGIONPOLITICA.IT “Violenza anarchica e velleitarismo indignato”

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Molti giovani il 15 ottobre hanno alzato la voce contro il sistema economico e finanziario mondiale. Ma non è con la rabbia fine a se stessa che si risolvono le storture di una finanza che ha prevalso sull’economia reale né si responsabilizzano i governi a trovare soluzioni efficaci, tutt’al più si rischia la beffa di chi, come Mario Draghi, futuro presidente della Bce il cui curriculum si è fregiato di una lunga carriera nelle banca d’affari Goldman Sachs, ha dichiarato di comprendere la rabbia dei giovani. Chissà se tale dichiarazione può essere interpretata come un mea culpa del sistema bancario o è invece un modo per scaricare le colpe sulla politica…

Sarebbe stato più efficace  se tutte le piazze del mondo, all’unisono, avessero a gran voce sensibilizzato i governi per l’attuazione dei Global Legal Standard: proporre, quindi, una regolamentazione del sistema piuttosto che abbandonarsi ad una semplice protesta di indignazione anticapitalista e addirittura, come è accaduto nel caso di Roma, ad una furia di violenze barbare. La guerriglia romana degli indignados nostrani non poteva che finire in questo modo. Diversamente dal resto delle manifestazioni avvenute nel piazze del mondo nel nostro Paese ha prevalso la violenza. Ma perché tale violenza? Le motivazioni sono molteplici.

In Italia la violenza è sempre stata tollerata dalla cultura rivoluzionaria e da una magistratura spesso troppo morbida nei confronti dei facinorosi. Inoltre l’extraparlamentarismo di sinistra, nel nostro Paese, ha una storia intrisa di violenza, un brodo di cultura che, oggi, non si è mai sopito a causa del ruolo di una sinistra italiana che ha deciso di abbandonare la proposta politica per la polemica antiberlusconiana, che ha scelto il giustizialismo come forma di lotta per la conquista del potere, che ha da sempre mantenuto l’ambiguità politica e culturale di interiorizzare il concetto di Rivoluzione accettando al contempo le regole della società di mercato ed i protagonisti della finanza (i banchieri) nelle proprie fila.

La sinistra, ormai, non ha più un suo linguaggio proprio, la storia glielo ha tolto, ed ha bisogno di legittimarsi individuando come panacea di tutti i mali il nemico Berlusconi. E mentre Bersani e co. scelgono l’opzione Aventino abdicando al loro ruolo politico, i figli dei sessantottini scendono in piazza per manifestare contro tutto e contro tutti, compresi gli stessi partiti della sinistra. Li accomuna l’uso della categoria della morale come motivazione delle loro battaglie, moralisti e falsi puritani gli eredi di Berlinguer ed indignati gli altri: un velleitarismo politico in cui la contestazione e l’antagonismo divengono l’obiettivo ultimo.

In realtà i figli dei sessantottini non chiedono altro che poter godere dei privilegi dei loro padri: posto fisso, salario minimo, statalismo ed espansione del pubblico. Contestano strumentalizzando un problema reale, la crisi economica e lo strapotere della finanza sull’economia reale, e pensano di poter fermare le lancette della storia al ’68, dimostrando di aver ereditato i difetti dei loro padri che al motto «siate realisti chiedete l’impossibile» affollavano le piazze del nostro Paese. Oggi come allora gli indignati sono abili a contestare, a parlare di redistribuzione della ricchezza, ma assolutamente irresponsabili, poiché incapaci di capire che essa, prima ancora di essere redistribuita, va in ogni caso prodotta: essi ignorano il fatto che il mondo è ormai cambiato e che il debito pubblico che i loro padri hanno contributo a moltiplicare grava come un macigno sulle nostre generazioni.

Ma una protesta senza proposta è solo una rivolta, e ciò crea il terreno fertile per coloro che ritengono che la violenza antisistema sia l’atto necessario di chi intende distruggere ogni ordine costituito della società. Il velleitarismo degli indignati nostrani ha determinato la legittimazione di una frangia della moltitudine antagonista come gli anarchici Black bloc: prima della manifestazione, infatti, non si sono registrati distinguo in merito alle intenzioni violente che molti siti internet estremisti annunciavano per la manifestazione. Mentre i nuovi sessantottini sognano la realizzazione di una cosiddetta «democrazia orizzontale» senza leader i teppisti anarchici agiscono spaccando le vetrine delle banche, assaltano le camionette delle forze dell’ordine, bruciano auto e palazzi ministeriali.

Se un risultato ha ottenuto la manifestazione romana è quello di aver comunicato al mondo la violenza anarchica di coloro che pensano che l’alternativa sia la distruzione, non la costruzione di un nuovo mondo. Non è un caso che alcuni facinorosi abbiano profanato persino una chiesa: anch’essa rappresenta un ordine da distruggere. I Black bloc hanno ottenuto ciò che volevano: il caos. La loro azione è stata studiata non solo militarmente, ma anche comunicativamente: hanno fatto parlare di sè al mondo scegliendo un terreno di scontro che gli permettesse di poter esprimere la loro violenza.

Dopo la morte di Giuliani nel G8 di Genova, infatti, buona parte  della cultura, dei media italiani ha di fatto disarmato le forze dell’ordine. Speriamo solo che questo scempio che è costato feriti alla forze dell’ordine e milioni di euro di danni ai romani sia l’occasione per attuare provvedimenti restrittivi per responsabilizzare chi protesta. C’è bisogno di una netta differenziazione da parte di coloro che nei media, nella politica, nella cultura ed in altre branche dello Stato hanno tollerato questi atteggiamenti.

L’odio sociale è la spina nel fianco del nostro Paese, esso sembra destinato ad acuirsi e, soprattuto di fronte ad una crisi che gli Stati stentano a sanare, la deriva ideologica antagonista può fare proselitismo. Le forze dell’ordine potranno identificare i teppisti, ma finchè il brodo di cultura estremista, antagonista, anticapitalista alimentato dalle «case matte» dei centri sociali influenzerà il movimentismo di una sinistra apartitica, le iniziative degli indignati non violenti saranno il paravento dell’insurrezionalismo.

di Alessandro Gianmoena gianmoena@ragionpolitica.it

 

fonte Ragionpolitica.it

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Questa voce è stata pubblicata il 17/10/2011 alle 8:27 PM ed è archiviata in blog, cronaca. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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