IL MARRUCCHINO

GIANCARLO SIANI 26 ANNI DOPO: il pentito racconta le ultime ore del “Giornalista Giornalista”

RIPORTIAMO DAL SITO IUSTITIA.IT IL VERBALE DI UDIENZA CIRCA I FATTI DI TORRE ANNUNZIATA E L’OMICIDIO DEL GIORNALISTA GIANCARLO SIANI (http://www.iustitia.it/numeri%20vecchi/archivio%202000/23%20settembre/documenti/default.htm#inizio)

Ferdinando Cataldo, all’epoca braccio destro di Gionta e oggi pentito della camorra era presente al summit in cui fu decisa la morte di Giancarlo Siani, alle telecamere di “LA STORIA SIAMO NOI” raccontò come sono andate, veramente, le cose. Valentino Gionta non voleva ammazzare il giornalista, ma solo “mandare un messaggio”; non voleva poi che fosse ammazzato a Torre Annunziata perché polizia e carabinieri lo avrebbero immediatamente incolpato e rinchiuso in carcere.  Ecco il verbale d’udienza del 1996, in cui Cataldo racconta come si è arrivati ad uccidere Siani, e le varie modalità d’avvicinamento.

Tribunale di Napoli
seconda sezione della corte d’assise

verbale di udienza
(articolo 480 e seguenti del codice di procedura penale)

L’anno 1996, il mese di novembre, il giorno 19, alle ore 10:00 in Napoli – Poggioreale, aula Ticino 3, davanti al tribunale di Napoli seconda sezione della corte d’assise, composta da:

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dottor Pietro Lignola

presidente

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dottoressa Giuseppina D’Antonio

giudice

e dai giudici popolari come da verbale allegato. Con la assistenza del collaboratore di cancelleria Marcello Baldi che, espressamente autorizzato, si avvale di personale tecnico per la redazione del verbale con la stenotipia, signor Alberto Carmosino, per la trattazione in pubblica udienza del processo numero registro 64/96 generale contro Nuvoletta Angelo più quattordici, sono presenti:

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il pubblico ministero dottor Armando D’Alterio.

Posizione giuridica degli imputati come da verbale allegato.
Viene introdotto l’imputato Cataldo Ferdinando.
Si dà atto che è assistito dall’avvocato Rossi.
Generalità: Cataldo Ferdinando nato a Torre Annunziata il 7 aprile 1962.

Intervento del presidente – Lei, essendo imputato, ha la facoltà anche di non rispondere; ha intenzione di rispondere alle domande?
Risposta – Sì. …..

L’ARRESTO DI GIONTA

Intervento del pubblico ministero – Quindi questo fatto che significato ha? Lei dice che a un certo punto fu arrestato Gionta Valentino …?
Risposta – Sì, fu arrestato Gionta Valentino, il giorno dopo il giornale si poneva la domanda di che cosa ci faceva Gionta Valentino con Francesco Vasto in Marano, allora i Nuvoletta si preoccuparono perché dicevano che avevano scoperto che Gionta stava qua e che potevano avere le “Guardie” addosso, cioè erano preoccupazioni normali. Poi dopo siamo andati avanti così. Dopo cinque o sei giorni è uscito questo famoso articolo di giornale dove il giornalista diceva che Bardellino e Carmine Alfieri avevano fatto una proposta ai Nuvoletta che facevano una tregua, una specie di patto mafioso, però volevano la testa di Valentino.
In pratica, il giornalista diceva che loro avevano venduto Valentino e che l’avevano fatto arrestare. Quindi loro si sono sentiti offesi dicendo: “Che siamo degli infami, facciamo arrestare le persone?!”.
Intervento del pubblico ministero – Che cosa dicevano i Nuvoletta su questa cosa, si sono offesi perché?
Risposta – Perché il giornalista faceva capire nell’articolo, lo diceva specificamente che Carmine Alfieri e Bardellino dicevano che avrebbero fatto la pace con loro ma che in cambio dovevano dargli la testa di Valentino Gionta. Cioè il giornalista faceva capire che hanno fatto questo a Gionta per fare la pace con Carmine Alfieri.

Intervento del pubblico ministero – Quando lei dice i Nuvoletta, intende persone precise?
Risposta – Angelo Nuvoletta, Lorenzo Nuvoletta, c’era un mio compare che poi mi ha battezzato, si chiama Gaetano Lubrano, Maurizio Baccante.
Intervento del pubblico ministero – Poi che cosa accadde?
Risposta – Che Lorenzo Nuvoletta era nervoso per questo fatto diceva:

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Giuseppina D’Antonio
e Pietro Lignola

“Come, noi mica siamo infami, noi mica facciamo arrestare le persone!?
Se noi volevamo vendere Valentino tanto vale la pena uccidevamo te e Valentino che stavate sopra la terra”.
Lorenzo Nuvoletta disse che per il fatto di questo giornalista loro portavano la nomina di essere infami, che si doveva dare dimostrazione che loro non facevano arrestare le persone.
Intervento del pubblico ministero – Quindi che cosa accadde?
Risposta – Siccome che il giornalista Giancarlo Siani stava a Torre Annunziata, faceva il corrispondente a Torre Annunziata e lui se la faceva vicino al bar “La Stecca D’oro”.
Intervento del pubblico ministero – Dove sta, in che via si trova?
Risposta – Vicino alla polizia, a venti metri dalla polizia. Stava sempre là questo Giancarlo Siani.
Intervento del pubblico ministero – Quindi lei lo conosceva di persona?
Risposta – Sì.
Intervento del pubblico ministero – Nel senso che vi eravate anche incontrati?
Risposta – No, lo vedevo lì però non gli ho mai parlato, sapevo che era un giornalista perché andava sulla questura, ai carabinieri, a prendere informazioni di qualche blitz, però non ho mai parlato con questo Siani.
Quindi dissi che lo conoscevo e che se la faceva vicino al bar “La Stecca D’oro”.
Intervento del pubblico ministero – Lei questo colloquio con chi lo stava facendo?
Risposta – Sotto questo capannone.
Intervento del pubblico ministero – Di quale capannone sta parlando?
Risposta – Sulla terra di Nuvoletta.
Intervento del pubblico ministero – All’interno o all’esterno di questo complesso di Nuvoletta?
Risposta – All’interno.
Intervento del pubblico ministero – A che serve questo capannone o serviva?

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Armando D’Alterio

Risposta – Prima c’era la paglia dei cavalli a terra, mettevano i cavalli in questi box, però l’hanno sfondato ed è tutto un capannone lungo.
Intervento del pubblico ministero – Sono stati liberati dai framezzi interni?
Risposta – Non ci sono più, vedendo la paglia a terra ho pensato che erano i box per i cavalli, però non ho mai domandato se erano per i cavalli oppure no.
Intervento del pubblico ministero – Cavalli non ne ha visti?

Risposta – Sì, li ho visti.
Intervento del pubblico ministero – Dove li ha visti?
Risposta – Perché, viene il capannone e poi viene uno spazio così lungo, ci sono i recinti e ci stavano i cavalli lì dentro.
Intervento del pubblico ministero – – Sempre all’interno di questo capannone o all’esterno?
Risposta – All’esterno.
Intervento del pubblico ministero – Un recinto esterno?
Risposta – Sì.
Intervento del pubblico ministero – Non coperto?
Risposta – No, ho pensato che i cavalli di sera se ne andavano dentro questi capannoni.
Intervento del pubblico ministero – Allora in questo capannone lei discusse insieme a…?
Risposta – Lorenzo Nuvoletta, Maurizio Baccante, Angelo Nuvoletta, Gaetano Lubrano detto “Bucaciov” ed io; abbiamo parlato di questo fatto e dissi: “Lo conosco questo Giancarlo, se la fa vicino al bar”, poi più tardi venne Salvatore Annunziata detto “Damiano”.

LA DECISIONE DI UCCIDERE

Intervento del pubblico ministero – Chi era Salvatore Annunziata detto “Damiano”?
Risposta – Era un componente di Cosa Nostra, faceva riferimento a Luigi Di Meglio. I Nuvoletta stavano nervosi di questo fatto dissero: “Qua dicono che noi siamo infami”, ecco perché dal discorso subito uscì il fatto di ammazzarlo perché disse Lorenzo Nuvoletta che lui pensava che questo giornalista era “corrotto” con Carmine Alfieri, allora pensò che questo fu un articolo che aveva fatto fare Carmine Alfieri o Bardellino per buttargli il fango addosso ed in questo caso si doveva uccidere. Questo fu il discorso. Quando venne “Salvatore Damiano” gli domandai: “Ma è questo Giancarlo Siani che se la fa vicino al bar “La Stecca D’oro?”, lui disse di sì.
Intervento del pubblico ministero – Lui chi è?
Risposta – Salvatore Annunziata, che disse: “Sì, è quel ragazzo che se la fa vicino al bar “La Stecca d’oro”, lo conosco è un amico mio”.
Intervento del pubblico ministero – Chi disse: “Quello lo conosco è un amico mio”?
Risposta – Annunziata. Disse: “Perché che si deve fare qualche tirata d’orecchio, ha fatto qualche cosa che non va?” e Lorenzo Nuvoletta ci

spiegò il fatto e disse: “Questo è uno che ha sempre fatto questo, con l’articolo ci ha buttato la calunnia addosso dicendo che noi siamo infami, questo si deve ammazzare”.
Quindi si è parlato del fatto che si doveva ammazzare questo giornalista.
Quindi dissi che lo conoscevo e per dimostrare che si potevano fidare dissi che potevo andare anche io a fare questo omicidio.
E prima di tutto parlammo io e Balduccio, Ubaldo Scampati un ragazzo di Casal di Principe che se ne era scappato da dentro il porto di Napoli da una traduzione.

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Lorenzo Nuvoletta

Intervento del pubblico ministero – Lei parlava con un certo Balduccio?
Risposta – Stavamo tutti quanti ma c’era anche questo Ubaldo e io dissi: “Possono andare anche io perché già conosco Giancarlo Siani”, “Allora se è una cosa vai con Ubaldo”.
Intervento del pubblico ministero – Chi lo disse?
Risposta – Lorenzo Nuvoletta. Questo ragazzo, Ubaldo Scampati, era un latitante che se ne era scappato da dentro il porto di Napoli da una traduzione del 1984.
Intervento del pubblico ministero – Quindi questo era latitante a seguito di una fuga che aveva fatto dal porto di Napoli?
Risposta – Si, nel 1984.
Intervento del pubblico ministero – Era latitante dove?
Risposta – A Marano, nella terra di Nuvoletta. Così rimanemmo. Poi Lorenzo Nuvoletta disse di mandare l’imbasciata a Valentino Gionta che doveva uccidere questo giornalista.
Intervento del pubblico ministero – Le altre persone che erano presenti a questa discussione …?
Risposta – Sempre le sette o otto persone che stavano lì.
Intervento del pubblico ministero – Che posizioni assumevano su questa vicenda?
Risposta – Angelo Nuvoletta è il capo di Cosa Nostra a Napoli, Lorenzo Nuvoletta è coordinatore, “Gaetano Bucaciov” era consigliere della famiglia dei Nuvoletta, Luigi Baccante detto “Maurizio” è capodecina di Marano, erano persone che comandavano.
Intervento del pubblico ministero – Cosa dicevano su questo fatto?
Risposta – All’inizio tentennavano un po’, poi quando Lorenzo Nuvoletta disse che si doveva uccidere perché la famiglia Nuvoletta non sono degli infami, dicemmo di sì.
Intervento del pubblico ministero – Angelo Nuvoletta disse qualcosa su questa vicenda?
Risposta – Sì.
Intervento del pubblico ministero – Cosa disse?
Risposta – Disse: “Se si deve fare si fa e basta, mandiamo l’imbasciata a Gionta Valentino che noi vogliamo uccidere a questo”.
Intervento del pubblico ministero – Baccante Luigi detto “Maurizio” cosa disse?
Risposta – Era d’accordo, perché ormai Lorenzo Nuvoletta stava come un pazzo, nel senso che diceva che non erano degli infami, questo fatto fu per lui una grande offesa.
Intervento del pubblico ministero – Quando Angelo Nuvoletta disse:

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Angelo Nuvoletta

“Mandiamo l’imbasciata a Gionta”, che cosa si fece, perché si doveva mandare questa imbasciata, c’era un motivo?
Risposta – Per mettere a conoscenza Gionta del fatto che si doveva uccidere questo giornalista ed anche i motivi del perché si doveva uccidere il giornalista, perché Gionta è un uomo di Cosa Nostra.
Intervento del pubblico ministero – Rispetto a lei Gionta Valentino che rapporto aveva, cioè che rapporto c’era tra lei e Gionta Valentino?

Risposta – Di amicizia, di Cosa Nostra.
Intervento del pubblico ministero – Lei faceva parte di una organizzazione criminale o non faceva parte di nessuna organizzazione?
Risposta – Prima di diventare Cosa Nostra ero amico di Giuseppe Caso e me la facevo giù al portone dove stava Valentino.
Intervento del pubblico ministero – Quale portone intende?
Risposta – Dove successe la strage.
Intervento del pubblico ministero – Palazzo sito dove?
Risposta – So in mezzo San Francesco, dove è successa la strage del 1984.
Intervento del pubblico ministero – Quindi Angelo dice che bisogna mandare l’imbasciata a Gionta Valentino, cosa si fa dopo questa affermazione?
Risposta – Allora Salvatore “Damiano” disse che l’imbasciata si poteba mandare solo per Gabriele, perché Gabriele è un altro componente di Cosa Nostra.
Intervento del pubblico ministero – Chi è Gabriele?
Risposta – Donnarumma, il cognato di Gionta. Venne Donnarumma al capannone a Vallesana e ci hanno spiegato la situazione. Siccome eravamo tutti latitanti, noi ce la facevamo sotto questo capannone perché si vedeva anche se veniva qualcuno, qualcosa, e quindi potevamo scappare dentro le terre.
Intervento del pubblico ministero – Che cosa si vedeva da quel capannone?
Risposta – Si vede il parco, se vengono i carabinieri da sotto questo capannone si può vedere se qualcuno viene da dentro il parco, qualcuno estraneo, poi si può scappare per molte strade, dentro le campagne.
Intervento del pubblico ministero – Questa terra di Nuvoletta è molto ampia?
Risposta – Si, spunta fino sopra ai Camaldoli.

LE RESISTENZE DI GIONTA

Intervento del pubblico ministero – Viene Donnarumma Gabriele a Marano?
Risposta – Si.
Intervento del pubblico ministero – E parla con chi?
Risposta – Parla con Lorenzo Nuvoletta, Angelo Nuvoletta, Maurizio Baccante e Gaetano, stavano tutti là e fecero questo discorso di portare l’imbasciata a Gionta che riguardava il fatto che volevano uccidere il giornalista per dimostrare che erano onesti.
Intervento del pubblico ministero – Poi?
Risposta – Così fu, portò l’imbasciata a Gionta. Gionta disse: “No, credo ai Nuvoletta che non mi hanno fatto arrestare, il giornalista non si deve uccidere, perché se si uccide il giornalista mi danno la colpa. Poi per quale motivo se io ho fiducia dei Nuvoletta, perché mi avrebbero dovuto fare arrestare?” Questo fu il discorso che ci fece il Donnarumma che disse: “Se è per lui non uccidete il giornalista perché lui non crede il fatto dei giornali”.
Intervento del pubblico ministero – Questo chi lo riferiva?
Risposta – Donnarumma.
Intervento del presidente – Cioè Donnarumma riferiva l’opinione di Gionta?
Risposta – Sì.
Intervento del pubblico ministero – Quindi Donnarumma riferiva

queste dichiarazioni di Gionta. Che cosa si disse o se si disse qualcosa a queste affermazioni?
Risposta – No, dissero: “Noi ringraziamo Gionta che non credo al fatto del giornalista, però è un fatto personale, si deve uccidere questo giornalista”.
Intervento del pubblico ministero – Chi diceva questa cosa?
Risposta – Lorenzo Nuvoletta e stava in mezzo anche Angelo Nuvoletta che diceva: “Si, come ha deciso mio fratello così si deve fare”, anche perché Angelo era il capo. Quando

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Valentino Gionta

Lorenzo insistette su questo discorso, lui disse: “Va bene, si deva fare e basta, la responsabilità ce la prendiamo noi, loro fanno i carcerati, noi stiamo in libertà e ce lo vediamo noi”. Questo dopo cinque o sei colloqui. Perché non è che se ne è parlato solo una volta, ci sono voluti sei o sette incontri. Poi il Donnarumma si sfogava dicendo: “Questi fanno emettere il mandato di cattura a mio cognato, ma perché si sono fissati con questo giornalista?”
Intervento del pubblico ministero – Si sfogava con chi?
Risposta – Con me, Enrico Gallo, Salvatore “Damiano”, diceva: “Ha detto mio cognato che non si deve uccidere, perché se si uccide mettono il mandato di cattura a lui. Quindi perché si è fissato con questo giornalista?”
Intervento del pubblico ministero – Donnarumma questi sfoghi li faceva con lei, con Damiano ed Enrico Gallo?
Risposta – Sì.
Intervento del pubblico ministero – Ma Donnarumma quante volte andò al carcere a parlare con il cognato?
Risposta – Cinque, sei, sette volte. Svariate volte, è un discorso che è stato fatto in un mese, due mesi.
Intervento del pubblico ministero – Poi come si conclude questo discorso, se si conclude?
Risposta – Alla fine, sempre questi qua: Angelo Nuvoletta, Lorenzo Nuvoletta, Maurizio Baccante, Gaetano Lubrano detto “Bucaciov”, insistettero che si doveva uccidere questo. Ma è successo una cosa prima, che Salvatore “Damiano” disse: “Vedete che Giancarlo Siani non fa più il corrispondente a Torre Annunziata ma sta direttamente al “Il Mattino” di Napoli, loro su questo discorso dissero: “Ora stiamo proprio bene, questo ormai non fa più il giornalista a Torre Annunziata ma lo fa a Napoli perciò l’indagine non è che può partire da Torre Annunziata, se lo vedono a Napoli”. Quindi all’ultimo disse Gabriele: “Il cognato ha detto che va bene, se si deve uccidere, uccidiamolo, basta che non lo facciamo a Torre Annunziata”.
Intervento del pubblico ministero – Quindi ci fu un ultimo colloquio fra Gabriele Donnarumma e Gionta?
Risposta – Sì.
Intervento del pubblico ministero – Che ne sa lei, chi le ha riferito questo particolare?
Risposta – Donnarumma.

LA TELEFONATA DI COSA NOSTRA

Intervento del pubblico ministero – Allora che cosa disse Donnarumma?
Risposta – Disse: “Gionta ha detto che va bene, se si deve uccidere, uccidiamolo, però l’importante che non la facciamo a Torre Annunziata, visto che i Nuvoletta hanno insistito tanto, quindi vedete voi”.
Intervento del pubblico ministero – Poi?
Risposta – Si prese la decisione finale di ucciderlo. Prima di questo colloquio fu fatta una telefonata dalla Sicilia, da Mazara del Vallo, per quello che so perché stavo la sopra e l’ho ascoltata; era un uomo di Mariano Agate, lo chiamano “Ciccio ‘o costruttore”, loro chiedevano come mai era successo che avevano arrestato Gionta in una terra così lunga; poi c’era anche il fatto dell’articolo del giornale, quindi pensarono: “Vuoi vedere che anche questi pensano che abbiamo venduto Valentino Gionta?”.
Intervento del pubblico ministero – Chi erano che dicevano queste cose?
Risposta – I siciliani.
Intervento del pubblico ministero – Chi è che diceva: “Vuoi vedere che pensano anche i siciliani …”.
Risposta – Lorenzo Nuvoletta disse: “Vuoi vedere che ora pensano che l’abbiamo fatto arrestare veramente a questo?”, quindi disse:

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Gabriele Donnarumma

“Dobbiamo dare dimostrazione che noi non siamo colpevoli di questo arresto di Gionta”. Perché ricevemmo una telefonata dalla Sicilia dove ci chiedevano come mai avessero arrestato Gionta sulla terra.
Intervento del pubblico ministero – Lei come ha saputo che arrivò questa telefonata dalla Sicilia?
Risposta – L’ha portata Iacolare Gaetano.
Intervento del pubblico ministero – Imputato in questo processo?

Risposta – Sì.
Intervento del pubblico ministero – E disse che era arrivata questa telefonata?
Risposta – Sì.
Intervento del pubblico ministero – Lei però non l’ha sentita questa telefonata?
Risposta – No, non l’ho sentita.
Intervento del pubblico ministero – Questo è successo prima dell’ultimo colloquio di Gionta, in cui Gionta disse: “Va bene se si deve fare purché fuori Torre Annunziata”.
Risposta – Si, questo è successo prima.
Intervento del pubblico ministero – Fu importante o non fu importate questa telefonata dalla Sicilia?
Risposta – Non lo so se fu decisiva, però loro già avevano l’articolo scritto sul giornale, poi ebbero anche la telefonata quindi …
Intervento del pubblico ministero – Quindi nel prosieguo dei fatti cosa accade?
Risposta – E fu deciso di fare questa esecuzione. Che cosa è successo? Salvatore “Damiano” che diceva che era amico di lui si prestò di farlo riconoscere, poiché eravamo latitanti io ed Ubaldo, loro si preoccuparono: “Noi mandiamo due latitanti a Napoli, sotto al “Il Mattino” di Napoli con una motocicletta …
Intervento del pubblico ministero – Chi è che esprimeva questa preoccupazione?
Risposta – Angelo Nuvoletta , Lorenzo Nuvoletta. Maurizio Baccante, Luigi Baccante e “Gaetano Bucaciov”, stavamo sotto questo capannone e ne parlavamo tutti.
Interventi del pubblico ministero – Lei ha citato Maurizio Baccante e Luigi Baccante?
Risposta – E’ una persona, perché noi lo chiamavamo Maurizio, però, si chiama Luigi Baccante.

 

IL RICONOSCIMENTO DI SIANI

Intervento del pubblico ministero – Quindi Lorenzo e Angelo Nuvoletta esprimevano questa preoccupazione?
Risposta – Si, dicendo: “Noi mandiamo due latitanti a Napoli, dentro una città con una motocicletta vicino al “Il Mattino” fermi, qualcuno li può riconoscere, li possono arrestare poi che cosa succede? Quindi mandiamo due persone pulite”, cioè che non sono latitanti.
Venne Salvatore “Damiano” e parlò con Angelo e Lorenzo Nuvoletta e Maurizio Baccante, disse: “Salvatore voi conoscete questa persona …”.
Intervento del pubblico ministero – Chi lo disse?
Risposta – Angelo Nuvoletta.
Intervento del pubblico ministero – Vicino a Salvatore cosa disse?
Risposta – “Voi lo conoscete a Siani e vedete di prendere un appuntamento con Armando Del Core, andate sotto al “Il Mattino” di Napoli e fategli conoscere questo giornalista”. Così si sono dati appuntamento dopo due o tre giorni; dopo due o tre giorni è andato Ciro Cappuccio e Del Core Armando.
Intervento del pubblico ministero – Sa se hanno dei soprannomi queste persone?
Risposta – “’O mozzone” e “’o cutunaro”.
Intervento del pubblico ministero – “’O mozzone” chi sarebbe?
Risposta – Cappuccio.
Intervento del pubblico ministero – L’altro?
Risposta – Armando. Sono andati sotto al “Il Mattino”, prima di andare sotto il capannone, disse “Damiano”: “Appena vedo Giancarlo Siani vado vicino, gli do una mano, gli do un bacio, gli metto la mano sulla spalla”, per far riconoscere la persona che si deve ammazzare. Così hanno fatto. Loro sono partiti da Marano, Cappuccio e Armando Del Core con una 127, e “Damiano” è partito da Torre Annunziata per fatti suoi. In questo colloquio c’era anche Enrico Gallo. Però Enrico disse: “Va bene, Salvatore vedetevela voi senza che vengo anch’io”, e se l’è vista Salvatore.
Intervento del presidente – Ma voi questa 127 l’avete vista partire?
Risposta – Sì.
Intervento del presidente – Come sapete che quell’altro è partito da Torre?
Risposta – Perché ero presente al discorso che disse: “Domani mattina io parto da Torre Annunziata, voi partite da Marano e ci diamo appuntamento sotto “Il Mattino”, perché o ci ferma la polizia o qualche cosa, vede due di Marano ed uno di Torre Annunziata allora possono pensare che cosa ci fanno qua. Allora voi partite per fatti vostri ed io parto per fatti miei e ci troviamo sotto “Il Mattino”. Questo fu il discorso.
Intervento del pubblico ministero – Questo discorso fatto da Annunziata lei era presente?
Risposta – Sì.
Intervento del pubblico ministero – Avvenne dove, in che città?
Risposta – A Marano.
Intervento del pubblico ministero – Sempre in questa tenuta o in un altro posto?
Risposta – Sempre nella tenuta di Nuvoletta. Noi eravamo sempre in quella tenuta, non ci spostavamo. La mattina dopo sono andati sotto “Il Mattino” così loro sono andati con la 127 e Salvatore “Damiano” è partito da Torre Annunziata.
Intervento del pubblico ministero – Lei questo lo sa perché ci stava o perché l’ha saputo?
Risposta – Ci stavo la sera, poi dopo questo incontro che hanno fatto sono venuti, anche “Salvatore Damiano” e hanno spiegato il tutto.
Intervento del pubblico ministero – Allora prima di descriverci cosa è accaduto sotto “Il Mattino”, ci riferisca come l’ha saputo. Quindi il giorno dopo lei si è incontrato con chi?
Risposta – Con “Damiano”.
Intervento del pubblico ministero – Quindi?
Risposta – No il giorno dopo, quando Armando Del Core e Ciro Cappuccio sono andati sotto “Il Mattino”, hanno visto Siani, sono tornati, sono andati sotto il Capannone, stavamo io, Luigi Baccante, Angelo Nuvoletta, Lorenzo Nuvoletta, Gaetano Lubrano …
Intervento del pubblico ministero – Sarebbe quello che lei ha detto “Bucaciov”?
Risposta – Si. Sono andati questi qua sotto “Il Mattino”.
Intervento del pubblico ministero – Queste persone che stavate già a Marano vi siete incontrati con questo gruppo che era andato a Napoli?
Risposta – No, io stavo sotto al capannone, loro hanno detto vicino a Salvatore “Damiano”: “Fate conoscere ad Armando questo giornalista”, “Va bene, come si deve fare?” e si sono messi d’accordo sempre davanti a noi dicendo: “Allora facciamo una cosa, domani io vado sotto “Il Mattino” e parto da Torre Annunziata per fatti miei, voi partite da Marano per fatti vostri”.
Intervento del pubblico ministero – Voi, a chi si rivolgeva dicendo questo?
Risposta – Cappuccio Circo ed Armando Del Core e si sono incontrati sotto “Il Mattino”. Perché hanno fatto questo? Perché loro hanno pensato: “Se noi partivamo tutti e tre, andiamo a Napoli, una pattuglia dei carabinieri ci può fermare, due di Marano, uno di Torre Annunziata, l’arresto di Gionta che era successo a Marano …”.

IL BACIO DI DAMIANO

Intervento del pubblico ministero – Chi lo disse questo?
Risposta – Damiano, disse: “Evitiamo, io parto da Torre Annunziata e voi partite da Marano e ci incontriamo sotto “Il Mattino”, così hanno fatto, si sono incontrati sotto “Il Mattino”, ed anche Damiano è andato vicino “Il Mattino”. E’ uscito Giancarlo Siani e un altro giornalista, che non sono i nome, lui si è incontrato faccia a faccia con Annunziata, il Siani disse: “Salvatore che ci fate qua?”, lui trovò una scusa, per il fatto che aveva una pescheria, una scusa di pagare una tassa, non mi ricordo bene.
Intervento del pubblico ministero – Il Damiano aveva qualcosa che aveva a che fare con il pesce?
Risposta – Si, il depuratore, non ricordo che scusa trovò per non far capire perché stava lì.
Intervento del pubblico ministero – Depuratore, che significa?
Risposta – Non depuratore, dove si prende il pesce nelle vasche, quando è mal tempo li mettono in queste vasche.
Intervento del pubblico ministero – Dove l’aveva questo impianto?
Risposta – A Torre Annunziata.
Intervento del pubblico ministero – Quindi Salvatore Annunziata prese la scusa che stava lì per un fatto collegato a questa attività?
Risposta – Si, là, nei dintorni c’è un qualcosa che si va a pagare, lo disse Salvatore, però non ricordo.
Intervento del pubblico ministero – Quindi trovò questa scusa, questo a lei chi glielo ha detto?
Risposta – Dopo, quando è venuto. Comunque Salvatore disse: “Sono venuto qua, sono andato a pagare questa tassa”, lo prese, lo baciò, Giancarlo Siani baciò Damiano e disse: “Ci andiamo a prendere un caffè?”, “No, veramente vado di fretta”.
Intervento del pubblico ministero – Chi lo disse: “Vado di fretta?”
Risposta – Damiano, “Devo andare a Torre Annunziata, vado di fretta”.
Loro se ne sono andati per fatti loro e Salvatore Annunziata per fatti suoi.
Si sono incontrati a Marano.

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Questa voce è stata pubblicata il 05/09/2011 alle 11:14 AM. È archiviata in cronaca, voci con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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